Io non capisco il mondo dei blogghers. Ci provo sempre ad entrare nella loro ottica ma ogni volta mi risulta sempre più difficile. Anzi no..non è un discorso di blogghers, ma di persone in generale.
La gente ha bisogno di parlare di tristezza, ha bisogno di rileggere le cose tristi che ha partorito e di piangersi addosso. Se legge qualcosa di felice, se si accorge che qualcuno sta bene anche solo per un piccolo e futile motivo, come può essere quello descritto più in basso, una semplice giornata al parcogiochi, o un bacio dato nel modo giusto al momento giusto, allora interviene di corsa la più feroce critica. Questa ovviamente si esprime con un paragone tra la futilità della vita della vittima, la sua superficialità e la facilità con la quale affronta le cose, e la vita intensa, travagliata, economicamente ed emotivamente in crisi di chi legge.
Mi chiedo. Perchè mai la gente si aspetta un sentimento di vergogna da parte mia nel guardare e godere della mia felicità? Perchè bisogna essere discreti nell'essere felici? Mi dispiace se le cose vanno male per qualcuno, e se serve io sono qui, ho sempre avuto una spalla, ho sempre avuto parole pronte ed orecchie pazienti. Ma non mi vergogno di quello che ho, nè mi sento in dovere di sussurrare la mia vita per non mancare di rispetto ad altri. Mi sono fatta il culo, passatemi il termine, per arrivare dove sono ora e quello che ho, anche a livello emotivo, me lo sono guadagnato. Mi sembra di avere tutte le carte in regola.
La tristezza, il dolore, lo sfogo, l'incomprensione e i dubbi sono tutte cose grandissime, intime, eppure allo stesso tempo familiari a tutti. Ci toccano e ci straziano e ci danno immagini bellissime, paradossalmente, da descrivere e da raccontare. Ma nella vita ci sono anche altre cose grandissime, che vale la pena raccontare.
E i piccoli momenti di stupida felicità secondo me ne fanno parte.
Lascio questo blog con un po' di rammarico. Di cose qui ne sono successe tante, dai dubbi ai pianti, dai picchi positivi a quelli abissali. Da una fase all'altra della mia vita, di post in post.
Lascio le cose come le ho lasciate, qui, senza spostare nulla, proprio come ho lasciato la mia stanza a Roma.
E continuo a vivere in un'altra casa :
www.vcantoamezzanotte.spaces.live.com
La gente ha bisogno di parlare di tristezza, ha bisogno di rileggere le cose tristi che ha partorito e di piangersi addosso. Se legge qualcosa di felice, se si accorge che qualcuno sta bene anche solo per un piccolo e futile motivo, come può essere quello descritto più in basso, una semplice giornata al parcogiochi, o un bacio dato nel modo giusto al momento giusto, allora interviene di corsa la più feroce critica. Questa ovviamente si esprime con un paragone tra la futilità della vita della vittima, la sua superficialità e la facilità con la quale affronta le cose, e la vita intensa, travagliata, economicamente ed emotivamente in crisi di chi legge.
Mi chiedo. Perchè mai la gente si aspetta un sentimento di vergogna da parte mia nel guardare e godere della mia felicità? Perchè bisogna essere discreti nell'essere felici? Mi dispiace se le cose vanno male per qualcuno, e se serve io sono qui, ho sempre avuto una spalla, ho sempre avuto parole pronte ed orecchie pazienti. Ma non mi vergogno di quello che ho, nè mi sento in dovere di sussurrare la mia vita per non mancare di rispetto ad altri. Mi sono fatta il culo, passatemi il termine, per arrivare dove sono ora e quello che ho, anche a livello emotivo, me lo sono guadagnato. Mi sembra di avere tutte le carte in regola.
La tristezza, il dolore, lo sfogo, l'incomprensione e i dubbi sono tutte cose grandissime, intime, eppure allo stesso tempo familiari a tutti. Ci toccano e ci straziano e ci danno immagini bellissime, paradossalmente, da descrivere e da raccontare. Ma nella vita ci sono anche altre cose grandissime, che vale la pena raccontare.
E i piccoli momenti di stupida felicità secondo me ne fanno parte.
Lascio questo blog con un po' di rammarico. Di cose qui ne sono successe tante, dai dubbi ai pianti, dai picchi positivi a quelli abissali. Da una fase all'altra della mia vita, di post in post.
Lascio le cose come le ho lasciate, qui, senza spostare nulla, proprio come ho lasciato la mia stanza a Roma.
E continuo a vivere in un'altra casa :
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